LA CRISI METABOLICA DEL CAPITALISMO

Prima di iniziare il discorso, è necessario deprecare, e forse biasimare, lo stile attraverso il quale si pretende di rispondere alla presente crisi economica: altro non sentiamo, in tutto intero l’Occidente, che una continua e cieca esortazione alla crescita.

Come se fosse un termine magico oppure un esorcismo, troviamo la parola crescita incollata sulle labbra dei giornalisti, cartacei digitali e televisivi, degli industriali, degli esponenti dei Governi, persino della gente comune.

Ma nessuno mai muove un passo oltre la genericità: nessuno indica che cosa dovrebbe crescere, come dovrebbe crescere, come potrebbe crescere, e per quali ragioni; nessuno indica perché quella medesima cosa che vorrebbe veder crescere oggi non cresce.

Tutti sembrano credere che per realizzare una speranza sia sufficiente darle un nome, senza saper indicare esattamente in che cosa essa consista.

Si fa continuo ricorso a formule vuote, ormai perdute nel buio di un passato alquanto lontano; si ripete a memoria ciò che si è sentito dire, senza averne coscienza: sebbene, forse, dottrine consimili possano non essere più valide da quasi una quarantina d’anni.

Si ripete, in sostanza, che per crescere bisogna investire, per investire occorre denaro, ed il denaro si deve prenderlo a prestito o forse, addirittura, rubarlo: tutto falso, genuinamente ed ostinatamente falso.

Si ripete, in sostanza, che è necessario investire anche in presenza di impianti largamente sottoutilizzati e (per il livello produttivo di oggi) ridondanti.

 

Chi avrà la pazienza di leggere queste righe vedrà che l’attuale crisi non è un semplice incidente di percorso, tale che sia sufficiente attendere fino a quando il mercato lo risolverà da solo.

La lunga involuzione dell’economia occidentale, la quale continua da oltre trent’anni, ha le sue cause nel profondo dei meccanismi di funzionamento dell’economia moderna, i quali debbono essere studiati adeguatamente, al fine di trovare i rimedi.

Non è appropriato attribuire questa crisi all’inettitudine delle nostre classi dirigenti, politiche e non politiche, nonostante tale inettitudine sia evidente e quasi incommensurabile: ma non sono le classi dirigenti ad aver generato la crisi, è la crisi che ha selezionato le presenti classi dirigenti – sia in Italia, sia (su scala più ampia) nella vasta parte del mondo che essa tiene sotto il suo scettro.

Per parte loro i Popoli avvertono la propria solitudine e reagiscono, come ogni giorno vediamo, con un pesante abbrutimento degli individui e della Società.

Tutto ciò che fa oggetto di questa trattazione è perfettamente conforme agli enunciati dell’economia cosiddetta classica, anzi alle parti più centrali di essa, intorno alle quali esiste una concordanza pressoché universale degli studiosi.

Se raccoglieremo dissenso, questo non potrà concentrarsi sui fatti ma sulle conclusioni, le quali sotto il profilo matematico sono troppo simili al mitico uovo di Colombo (o di Brunelleschi) per non destare vigorose crisi di rigetto in un ambiente culturale quale il nostro contemporaneo, dominato dai fanatismi.

Oggi gli economisti accademici non tentano nemmeno di uscire dalla situazione corrente, come a suo tempo non suggerirono alcunché di idoneo ad affrontare la crisi del 1929: si limitarono a palliativi cento o mille volte più piccoli del problema, il quale fu poi risolto nella realtà, con metodi necessariamente brutali, dalle forze operanti durante la Seconda Guerra Mondiale.

Ma l’inerzia degli economisti non è senza ragione, e ne discuteremo alla fine.

Prima di tutto sarà necessario che siano chiarite le cause di questa enorme crisi: e poiché essa investe, sia pure non uniformemente, l’intero mondo sviluppato – USA, Europa, Australia, Giappone – dobbiamo vedere se alla sua base non ci sia qualcosa di strettamente inerente allo sviluppo “in sé”, qualcosa che si possa attribuire al naturale metabolismo del Sistema.

Il link che segue conduce ad una trattazione molto elementare, adatta ad essere compresa da chiunque abbia una dimestichezza anche minima con i fatti dell’economia: essa non fa mai ricorso a formalismi matematici, e non parla un linguaggio più tecnico di quanto appaia indispensabile, così che anche il cittadino comune possa formarsi una propria idea di quanto accade e di che cosa si dovrebbe fare.

Cause della crisi metabolica del Capitalismo, e rimedi.